Ansia da Covid19


Ansia da contagio, ansia da reclusione, ansia da limbo, sindrome della capanna, pandemic fatigue, zoom fatigue… in meno di 6 mesi abbiamo dovuto far fronte a diversi nuovi fenomeni.

Invece di approfondire ogni tipo di ansia o sindrome, preferisco invece spiegarvi il meccanismo di base del nostro organismo a creare paura o ansia. Non importa quale sia l’origine, il meccanismo è sempre lo stesso e la risposta è sempre la stessa.


L’emergenza Covid19 è una situazione che suscita automaticamente emozioni ‘negative’, come la rabbia o la paura. Ma avete mai pensato al fatto che le emozioni siano parte integrante di noi e che ognuna di esse abbia un ruolo specifico? La rabbia e la paura sono le due emozioni alla base del meccanismo dello stress, il quale non è altro se non la preparazione del nostro organismo ad un’azione muscolare, ovvero l’attacco o la fuga, in caso di pericolo. Questo meccanismo è direttamente connesso all’evoluzione della razza umana ed è fondamentale per la sopravvivenza. Ovviamente nel mondo di oggi il rischio di incontrare un animale predatore è piuttosto basso, ma per il nostro organismo non c’è differenza tra stressor fisici o stressor mentali, come ad esempio lo stress relazionale, essendo che li identifica tutti come minacce da eliminare o dalle quali fuggire. Anche il Covid19 viene considerato una minaccia e, di conseguenza, finché non esiste cura o vaccino, il nostro corpo si terrà continuamente pronto ad un eventuale attacco o fuga. Inoltre, il fatto che il meccanismo dello stress ci prepari ad un’azione muscolare, comporta che siano automaticamente attivate tutta una serie di risposte fisiologiche, come ad esempio:


- Aumento del battito cardiaco (per pompare più sangue verso i muscoli)

- Respirazione più veloce e superficiale (per ossigenare meglio il sangue)

- Blocco della digestione (che, in caso di pericolo, non è considerata dall’organismo come prioritaria)

- Aumento della sudorazione (per regolare la temperatura)


In un periodo di stress è quindi assolutamente fisiologico sentire una tensione muscolare (soprattutto alle spalle o zona lombare), avere problemi gastro-intestinali, avere problemi di sonno, etc. Quando si tratta di stress acuto, concentrato in un tempo breve, il recupero sarà abbastanza veloce, ma nel caso si tratti di stress cronico, su di un tempo prolungato, come nel caso dell’emergenza Covid19, si rischia di esaurire le risorse interne se non si impara a migliorare la resilienza o se non si introducono dei momenti di recupero, dei momenti in cui possiamo dire al nostro organismo che non siamo in ‘pericolo’ e che possiamo rilassarci.


E come si fa?


- Comprendere appunto il meccanismo dello stress e che ci serve, non solo per la sopravvivenza, ma anche per adattarci a una nuova situazione, a un cambiamento. Infatti, il burnout d’altronde è una sindrome di adattamento. Per il nostro organismo ogni cambiamento è una ‘minaccia’ alla quale resistere, tramite la rabbia (attacco) o la paura (fuga). Prima capiamo questo meccanismo e prima riconosciamo ed accettiamo queste emozioni, prima riusciremo a adattarci.

- Adottare delle strategie di coping basate sull’emozione e non sul problema. Che cosa significa? Nella nostra cultura cerchiamo sempre di risolvere qualunque cosa, analizzando la situazione e implementando varie risposte razionali. Purtroppo, questo problem solving razionale non funziona quando non abbiamo un controllo sulla situazione, come i nostri stati emotivi. In questi casi l’unica cosa che possiamo fare, è imparare a gestire le emozioni attraverso la meditazione, la scrittura oppure parlarne apertamente con qualcuno. Anche la ricorrenza, o l’abuso di fumo, cibo, alcolici, droga, sono risposte basate sulle emozioni, ma chiaramente, sono disfunzionali e, anzi, potrebbero anche peggiorare ulteriormente il nostro stato d’umore (al di là dell’evidente danno fisico).

- Imparare a gestire la rabbia, attraverso esercizi di sfogo oppure attività fisica, e la paura, attraverso esercizi di respirazione. Inutile cercare di sopprimere queste emozioni. Da diversi decenni è ormai risaputo che le nostre emozioni mantengono una base fisiologica nel nostro corpo, i (neuro)peptidi. Queste (neuro)peptidi sono collocati sia nel centro limbico che nel nostro corpo, soprattutto lungo la spina dorsale dove sono raggruppati in centri nodali. Non imparare a gestire le emozioni porta ad un accumulo di esse e, di conseguenza, potrebbe creare dei disagi fisici.

Quali comportamenti sono consigliabili durante l’isolamento?

1) L’essere umano è programmato per fronteggiare lo stress sviluppando nuove risorse ed utilizzando quelle di cui già è in possesso. Ora è fondamentale mantenere il più possibile le proprie abitudini. Sono centrali: un’alimentazione sana e regolare, l’igiene del sonno, l’attività fisica, mantenere i contatti sociali attraverso la tecnologia e, se possibile, lavorare in smart working. Non bisogna poi tralasciare i propri hobby, per quanto possibile.

2) Inoltre, è meglio evitare di esporsi continuamente alle notizie relative alla pandemia, in modo da non incrementare ansia ed angoscia. Si possono scegliere due momenti al giorno per informarsi, possibilmente non prima dei pasti o del sonno, e comunque prendendo informazioni da fonti ufficiali ed attendibili.

3) Riconnettersi regolarmente con il momento presente. La nostra mente vaga, è il suo mestiere, pensa al futuro per anticipare le ‘minacce’ intorno a noi e pensa al passato per poter ripescare velocemente vecchie soluzioni. Può risultare molto efficace per la sopravvivenza, ma non porta alla felicità perché crea preoccupazioni e ci fa rimuginare sul passato. La soluzione quindi? Vivere il momento presente!


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